IntroductionIntroduzione al sitoWelcome in this website !

N trouvera sur le site la liste de l’ensemble de nos articles parus dans des revues et ouvrages collectifs, des recensions de livres, des livres parus ou en préparation ainsi que des textes à paraître prochainement.

OUS avons ajouté pour information quelques productions non parues pour des raisons diverses (abandon de la publication d’actes de colloque par exemple). Une part importante des publications sera d’accès direct sur le site, notamment celles, qui, parues à l’étranger, ne sont pas accessibles aisément.

E la première publication faite après notre retour d’Alger («Pour une éducation transculturelle ») à l’ouvrage en cours de rédaction: « Labyrinthe algérien » (titre provisoire) tous nos écrits sont marqués, directement ou non, par le séjour de seize mois que nous avons effectué, comme enseignant, dans un petit village du Sersou steppique algérien, loin de toute population européenne.

ES études complémentaires entreprises à Alger (D.E.S consacré à Eugène Fromentin, licence de sociologie nord-africaine) puis à l’Université René-Descartes (Paris V), où j’ai soutenu une thèse sur le concept de culture et de pluralisme culturel, avaient pour objet de mieux comprendre comment franchir les obstacles qui se dressent dans des contextes historiques, sociaux, religieux, économiques… entre Européens et Maghrébins. Et plus particulièrement entre Français et Algériens, hier et aujourd’hui.

Lire l’introduction dans son intégralité

Le vingtième siècle est en passe de devenir le Palais de la mémoire morale, une Chambre des Horreurs Historiques à vocation pédagogique dont les Stations s’appelleront Munich, Pearl Harbour, Auschwitz, Goulag, Arménie, Bosnie, Rwanda, Algérie…. et le 11 septembre 2001, comme un postscript sanglant…. Mais ces commémorations officielles n’améliorent pas notre conscience et notre connaissance du passé. Elles servent de substitut à l’histoire; au lieu d’enseigner l’histoire nous faisons circuler nos enfants dans les musées et les mémoriaux. Et pire nous enseignons aux enfants à voir le passé au miroir de leurs souffrances. Ainsi, aujourd’hui, l’interprétation « commune » du passé récent est composée d’un éventail de fragments de passés, séparés chacun d’eux: juif, polonais, serbe, algérien, pied-noir, allemand, palestinien, homosexuel…. mettant , de façon péremptoire et distincte l’accent sur sa victimisation. La mosaïque qui en résulte ne nous lie pas à un passé commun. Même si les récits nationaux d’hier s’adonnaient à des raccourcis sélectifs, à des sélections et instrumentalisations, ils présentaient au moins l’avantage de fournir des références passées à la nation. L’histoire traditionnelle telle qu’elle était enseignée aux enfants et aux étudiants donnait au présent un sens en référence au passé; les noms des places, les inscriptions, les idées, les allusions….étaient taillés en référence au passé. Aujourd’hui le processus s’est inversé; le passé prend sens seulement en référence à nos préoccupations opposées d’aujourd’hui ( le passé n’est plus vu pour lui-même).

Extrait de Tony Judt: What have we learned, if Anything ?
( The New York Review of Books, May, 1, 2008). Notre traduction

Mnémosyne, Déesse de la mémoire. Parc Strauss à Manhattan. Photo de Dominique Nabokov

Sul sito si può trovare l’elenco dei nostri articoli pubblicati e delle opere collettive, delle recensioni delle opere, dei libri pubblicati o in preparazione, oltre a testi di prossima pubblicazione. Noi abbiamo aggiunto, per informazione, che non sono state pubblicate per ragioni diverse (per esempio l’abbandono della pubblicazione degli atti del colloquio). Una parte importante delle pubblicazioni darà accessibile direttamente sul sito, soprattutto quelle che, pubblicate all’estero, non sono facilmente accessibili.

Dalla prima pubblicazione, apparsa dopo il nostro ritorno da Algeri (« Per una educazione transculturale » ) all’opera in corso di redazione « Labirinto algerino » (titolo provvisorio) tutti i nostri scritti sono influenzati, più o meno direttamente, dal soggiorno di sedici mesi che abbiamo vissuto, come insegnanti, in un piccolo villaggio del Sersou nella steppa algerina lontano da tutte le popolazioni europee.

Gli studi complementari intrapresi ad Algeri (D.E.S. dedicato a Eugène Fromentin, diploma in sociologia nord-africana) poi all’Università René-Descartes (Parigi V). dove ho sostenuto una tesi sul concetto di cultura e di pluralismo culturale, avevano per obiettivo di capire meglio il sistema per superare gli ostacoli che si parano nei contesti storici, sociali, religiosi, economici … fra Europei e Magrebini. E più particolarmente tra Francesi e Algerini, ieri e oggi.

Io mi baso su una lunga esperienza umana e professionale maturata in momenti particolari e in contesti differenti. Sedici mesi nel Sersou steppico, tredici anni passati in un quartiere popolare di Algeri dopo l’indipendenza, quindici anni di responsabilità nella formazione dei lavoratori e adolescenti migranti al Rettorato di Parigi

Ma, ieri come oggi, è stato il soggiorno a Sidi Ladiel (oggi Willaya de Dieffa) che ha scombussolato la mia visione, orientato le mie ricerche: confronto della socializzazione del bambino nelle diverse società, studi del gruppo degli “ideologi” che si trovarono a contatto diretto con l’altro (Volney, Garat, Ginguené), rapporti che la coscienza collettiva francese ha intrattenuto con l’alterità nel tempo, analisi dei processi di adattamento ad una società straniera….

Il lungo percorso che ho intrapreso in merito alle relazioni reciproche franco-italiane, specialmente quelle che rilevano l’invisibile o il non detto, così come l’interesse che ho avuto per i Nizzardi di lingua italiana dominante al momento dell’annessione dell’antica Contea di Nizza alla Francia nel 1860, hanno origine appunto da quel soggiorno ormai lontano in un modesto e sperduto villaggio algerino dove non viveva alcun colono. Questo mi ha aperto gli occhi su questa seconda Algeria di cui parla Jean Pélégri, nascosta, molto minoritaria e discreta, sotto la prima, quella della colonizzazione.

In certe condizioni si poteva trovare un calore umano eccezionale. Condizioni che si verificarono in un villaggio nei pressi dell’uadi Ouerk. Il caso ha fatto le cose per bene.

Devo sottolineare che ho potuto cogliere queste opportunità grazie all’interessamento generoso e disinteressato dell’Ispettore dell’Académie de Bône (Annaba), Max Marchand. Senza quell’intervento, sarei diventato cieco. Rendo omaggio di nuovo alla memoria di Max Marchand, assassinato il 15 marzo 1962 in Algeria allo Château Royal de Ben Aknoun (Alger) da un commando dell’O.A.S. accanto ad altri cinque ispettori dei Centri Sociali (tre Algerini e tre Francesi).

Questa ricerca rimane difficile e lunga, anche quando le condizioni del cambio sono buone o eccezionali. Philarète Chasles che era stato mandato da suo padre a 17 anni, in un lontano villaggio marittimo del Northumberland nel 1818, per motivi di salute, ha espresso quello che io ho potuto riscontrare a più riprese. Perché ho vissuto, lontano dalla mia comunità d’origine, all’interno di una società musulmana modesta, rurale poi urbana.

Ritengo di essere grandemente debitore verso Jean Pélégri, l’autore degli Oliviers de la Justice, del Maboul, delle Etés perdus e della grande Germains Tillion, alla quale faccio continuamente riferimento.

Due citazioni di Jean Pélégri e di Germains Tillion:

I miei amici francesi mi rimproverano spesso questa ossessione per l’Algeria. La cosa li rattrista. E i miei amici algerini se ne meravigliano. A loro non sembra molto credibile. Gli uni e gli altri immaginano che io mi sia costruito una specie di prigione … Ah se potessero sapere come ero confuso, informe e insignificante prima di incontrare l’Algeria attraverso gli scritti. Jean Pélégri, Note non utilizzate in Ma mère l’Algérie (Mia madre l’Algeria).

Catherine Portetvin a Germaine Tillion ( 8 marzo 2000) :

Avete sempre tenuto insieme queste due sponde. E perciò anche questi due paesi. Ancora attualmente?

Più che mai. E questo vuol dire : io rifiuto di uccidere l’uno per salvare l’altro. Altrimenti si diventa matti. La guerra d’Algeria è stata una cosa orribile anche per la Francia, l’Algeria non era la sola a soffrire. In Francia, poco tempo prima, c’era la miseria nera. Ci si era battuti in maniera orribile durante l’occupazione e ci sono stati, da parte dei Francesi dei crimini spaventosi. La Francia era un paese rovinato, folle, Quando si scrive la storia dei due paesi, bisogna prima scrivere la storia di un paese poi quella dell’altro. Solo quando si conoscono le due storie si può cominciare a parlare di quello che accade fra di loro (noi sottolineiamo) Germaine Tillion; . A la recherche du vrai et du juste. (Alla ricerca del vero e del giusto). A proposito rotti con il secolo, Parigi, Le Seuil, 2001, page 63

Louis Aragon scriveva sulla rivista Commune (1935), dopo aver letto Service Inutile (1935), saggio nel qualel Henry de Montherlant aveva pubblicato alcuni frammenti della sua opera anticolonialista La Rose de sable (romanzo che vedrà la luce integralmente nel 1968 !) :

“Pubblicherà la Rose de sable? Me lo auguro … Questi indigeni oppressi dell’Africa del Nord che lui ha imparato ad amare profondamente…

Quelli che amano le soluzioni rapide non hanno certo niente da guadagnare dalla lettura di Service inutile. Hanno certamente la possibilità di arrivare alla verità senza tutti questi errori degli uomini…”

Senza saperlo egli tornava alla concezione della Grecia primitiva, dove una guerra creava delle amicizie, dove il prigioniero mangiava e beveva al desco del suo vincitore, era di casa, diventava il “doryxène” (l’ospite che si fa con la lancia). Ma questa vera amicizia è possibile qui? Il suo spirito sogna un po’ su ciò che sarebbe un’amicizia (quattro parole barrate accuratamente qui); In ogni caso non a Birbantine…

Estratto di una nota a matita a margine della dattilografia di La Rose de sable d’Henry de Montherlant Bibliothèque nationale de France, (Nouvelles Acquisitions françaises, 28165, ( 9)

Questa morale della “pace nella guerra” … Io potrei anche benissimo chiamarla “cavalleresca”, per la che generosità che contiene …Screditare l’odio, limitare la guerra al combattimento, impedire che l’odio si infiltri in tutte le reazioni dell’anima, in tutti i corpi sociali –per tutta la vita- per avvelenarli: quella è la civilizzazione. E io direi anche (data per scontata l’eternità della guerra come inevitabile) : quello è il pacifismo.

Il ventesimo secolo si avvia a diventare il Palazzo della memoria morale, una Camera degli Orrori Storici a vocazione pedagogica le cui Stazioni si chiameranno Monaco, Pearl Harbour, Auschwitz, Gulag, Armenia, Bosnia, Randa, Algeria … e l’11 settembre 2001, come un Post-scriptum sanguinante…

Ma queste comunicazioni ufficiali non migliorano la nostra coscienza e la nostra conoscenza del passato.

Esse servono da sostituto della storia ; invece di insegnare la storia facciamo circolare i nostri bambini nei musei e nei memoriali. E peggio ancora noi insegniamo ai bambini a vedere il passato allo specchio delle loro sofferenze. Così, oggi, l’interpretazione “comune” del passato recente è composto da un ventaglio di frammenti di passato, separati uno dall’altro; ebrei, polacchi, serbi, algerini, pied-noir (cittadini francesi di origine algerina –n.d.r.), tedeschi, palestinesi, omosessuali … mettendo, in maniera perentoria e distinta l’accento sulla sua vittimizzazione.

Il mosaico che ne risulta non ci lega a un passato comune. Anche se i racconti nazionali di ieri si dedicano a riassunti selettivi, a delle selezioni e strumentalizzazioni, presentavano almeno il vantaggio di fornire dei riferimenti passati alla nazione. La storia tradizionale così come viene insegnata ai nostri bambini e agli studenti dava oggi un senso in rapporto al passato; i nomi delle piazze, le insegne, le idee, le allusioni… erano tagliate sui riferimenti al passato. Oggi il processo si è invertito; il passato acquista un senso solamente se riferito alle nostre preoccupazioni opposte di oggi (il passato non è più visto per sé stesso).

Estratto da Tony Judt: What have we learned, if Anything? ( The New York Review of Books, May, 1, 2008). Nostra traduzione

Tony Judt paralizzato dal settembre 2009 e deceduto il 6 agosto 2010.

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N.B. La frase che lascia il dubbio nel contesto di A la recherche du vrai et du juste. (Alla ricerca del vero e del giusto). A proposito rotti con il secolo, Parigi, Le Seuil, 2001, page 63 è quella sottolineata che in originale è “À propos rompus avec le siècle”